Biografia (1926 - 2011)
Nato a Scicli (Ragusa) il 26 aprile del 1926, ho trascorso la mia prima giovinezza a Tripoli di Libia dove la mia famiglia si era trasferita e dove mio padre, indesiderato antifascista, ma valente scalpellino a Scicli, aveva avviato una piccola impresa edile.
In Libia ho assimilato il senso della luce e dello spazio che ho conservato nel corso di tutta la mia ricerca, anche attuale.
Sicuramente quel senso di costruttiva tendenza è riconducibile alla percezione, stabile e forte, che avevo delle qualità professionali paterne.
Diplomatomi a Roma nel 1950 al Liceo artistico di via Ripetta, ho poi frequentato il biennio della Facoltà di Architettura.
Mi sono avvicinato alla pittura grazie a mio fratello Ignazio, a quel tempo attento cultore del razionalismo europeo degli anni venti, che ha influenzato la mia formazione poco prima degli anni cinquanta. Nella mia memoria sono incancellabili alcuni titoli della sua biblioteca: Da William Morris a Walter Gropius, La pittura di Lionello Venturi, Mondrian, Peintres cubistes di Guillaume Apollinaire. Figuravano però anche gli immancabili Baudelaire e Breton. Con Ignazio vidi i lavori neo cubisti di Guttuso, i quadri della scuola romana e persino alcuni Gauguin. A quegli stessi anni cinquanta risale la prima conoscenza della pittura di Paul Cézanne che fu “risolutiva” per il mio apprendistato, già rivolto, allora, all’approccio con il paesaggio del golfo di Sampieri, del Pisciotto e con la rupe di San Matteo a Scicli. Cézanne l’avevo osservato, affascinato, nelle riproduzioni contenute in una monografia su di lui, apparsa per la prima volta in Italia nel 1949, curata da Bernard Dorival che mi fu inaspettatamente regalata.
Nel suo quadro Il golfo di Marsiglia visto dall’Estaque vedevo il Pisciotto e il golfo di Sampieri. La Rupe di Scicli mi appariva come Horta del Hebro di Picasso filtrata dai “pescatori con lampara” di Guttuso.
Dopo un esordio nell’ambito del neorealismo, mi sono stabilito a Milano.
Nel 1957 ho elaborato un’esperienza espressionistico-informale per poi tornare nuovamente a un discorso neo-figurativo.
Nel 1958 ho esposto a Milano alla galleria Delle Ore con Vaglieri, Ferroni, Aricò, Banchieri, legati alla galleria Bergamini. In questo periodo di piena fioritura di una pittura troppo sollecita alle richieste del mercato, ho preferito evitare contratti con galleristi, optando per l’insegnamento e concentrandomi su una ricerca personale e il più possibile libera da qualsiasi vincolo commerciale.
Alla fine degli anni sessanta, una meditata riflessione critica sul significato artistico e politico del costruttivismo storico mi ha portato a elaborare una nuova esperienza di ricerca dello spazio urbano.
Un’esperienza il cui primo momento – che definirei la “certezza della forma”, di fantasia-ragione – è sfociato nei lavori che esposi alla galleria L’Agrifoglio. Il secondo momento – costruito nei termini di “concettualità e utopia” – si concretizzò nel lavori che esposi alla galleria Vinciana nel 1970, a Milano. Negli anni seguenti ho esteso questa linea di ricerca allo spazio esterno con una “sperimentazione” focalizzata sul tema natura-territorio.
Già nel 1954 con un ulteriore mostra personale alla galleria L’Agrifoglio, avevo lavorato intorno all’idea del passaggio dalla Natura all’Arte-Progetto, studiando le strutture architettoniche degli elementi naturali puri e proseguendo su questa linea di progettualità, al fine di tentare un “riordinamento della natura” nel suo aspetto razionale. I lavori, frutto di questa ricerca, sono stati esposti nel 1987 al Collegio Cairoli di Pavia. In seguito ho introdotto nel mio lavoro il concetto di “improbabilità della forma” attingendo temi e idee dai luoghi delle mie “origini” e dai criteri costruttivi da me usati per la mia abitazione al Pisciotto. In virtù di coincidenti affinità di intenti, partecipai, nel 1989, alla mostra Opere insieme, con amici pittori di Scicli che avevano già formato il “gruppo di Scicli” e con i quali ho esposto successivamente.
Nel 1992 la provincia regionale di Ragusa, il circolo “Vitaliano Brancati” e “il Giornale di Scicli” hanno organizzato una mia personale a Palazzo Mormino di Donnalucata, con cinquanta opere che raccontano il mio percorso dal 1949 fino al 1991.
Ugo Caruso